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Come l'incarico ha sostituito la mazzetta
post pubblicato in Idee politiche, il 12 gennaio 2008
 
Caro Di Pietro,
 
    c'era una volta la mazzetta - vorrei dire - ma la mazzetta c'è ancora oggi! Tuttavia oggi la corruzione si esercita per gran parte attraverso la gestione ed il conferimento di incarichi. La mazzetta era, per così dire, un "male sano", essa cioè presupponeva una posizione di partenza in cui corrotto e corruttore erano tra loro distanti, quasi estranei, dediti al loro dovere. La mazzetta quindi giungeva a sancire quel patto che il codice penale sanziona e a provocare l'effetto corruttivo da cui entrambi ottenevano una qualche utilità.
    Oggi il fatto di rivestire incarichi di responabilità è molto spesso già in partenza il frutto di un rapporto, già l'atto di investitura, spesso (non sempre) costituisce il frutto di un precedente atto di corruzione o alla meglio di una giro di amicizie, connivenze, scambi di favori, nati in determinati ambienti.
     Per questo non c'è più bisogno di corrompere l'interlocutore: lo scambio di beni ed utilità è costituito dagli stessi incarichi e da incarichi successivi che ne costituiscono la contropartita. Così possono essere inventate commissioni di studio sulle materie più astruse, comitati, presidenze, lezioni di diritto per funzionari pubblici e conferiti i relativi incarichi... e nessun articolo del codice penale viene violato. C'è gente che così si arrichisce di strette di mano, di intese, di rapporti maturati nel sottobosco della P.A., personaggi sconosciuti al pubblico, personaggi che lavorano con quelli di destra e con quelli di sinistra, gente che verosimilmente cumula quindici, venti incarichi strapagati, incarichi per svolgere i quali sarebbe necessario il dono dell'ubiquità...
    Cosa si può fare e cosa si fa per stroncare questo fenomeno?
GRAZIE e buon lavoro
Fabio Palmieri 



permalink | inviato da palmieri il 12/1/2008 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
GRILLO E L'ESPRESSO
post pubblicato in Diario, il 11 gennaio 2008

         La verità è a metà strada... non dobbiamo farci infinocchiare nè da Grillo, che ormai pensa di poter dire e fare ciò che vuole, nè dal nostro giornalista de l'Espresso. Grillo ormai si sente una specie di autorità carismatica al di sopra di ogni possibilità di critica, ma se così non fosse non avrebbe ottenuto e realizzato quello che sappiamo. 
        Il giornalista dal canto suo adopera l'acutezza e l'abilità dialettica contro Grillo... quando dovrebbe adoperarla contro altrettanti politici e imprenditori che si negano come Grillo ma che hanno responsabilità pubbliche ben maggiori di quelle di Grillo. Ennesima prova di un giornalismo non libero, Grillo ha ragione: mettere in difficoltà Grillo non è di alcuna unitilità per i lettori, mentre farlo con qualche personaggio che occupa posizioni di responsabilità potrebbe essere utile per tutti.
        Tuttavia Grillo sbaglia nel ritenere i giornalisti in ritardo come i politici (contro i giornalisti è pronto il secondo V-day). Non è così: i politici vivono ormai fuori dal mondo, parlano di cose che non conoscono e di cui non hanno testimonianza... (la disoccupazione...?); i giornalisti no, i giornalisti sono moderni, capiscono bene la società e vi si sanno adattare in modo fin troppo rapido. I giornalisti se vogliono possono convogliare verità e fare rivoluzioni, possono staccarsi dai loro padroni da un momento all'altro se cambia l'aria... Grillo li sta sottovalutando e rischia di subire una guerra.
fp




permalink | inviato da palmieri il 11/1/2008 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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