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LE TRIBUNE DI BALLARO'
post pubblicato in Idee politiche, il 27 maggio 2009

    Ieri a ballarò gli ospiti erano divisi in due tribune: a sinistra Francescini, Ezio Mauro e Pannella, a destra Bondi, Belpietro e Lombardo. La disposizione stessa delle sedie dettava già il canovaccio, svelava già le posizioni precostituite. Bastava questo a rappresentare l'"indipendenza" dei giornalisti, presenti uno per parte nei rispettivi schiaramenti. Ogni rivendicazione di libertà sarebbe stata per questo vana.

    Franceschini dava del "tu" agli avversari svelando così quel rapporto confidenziale esistente fuori dalla scena e che probabilmente avrebbe ripreso vita allo spegnimento delle telecamere. Belpietro affermava in modo ridicolo la propria indipendenza giornalistica e spiattellava indignato la condanna a due anni (forse) subita in passato da un ragazzo intervistato per altri motivi, ignorando così che molti parlamentari hanno subito condanne anche per fatti più gravi e la maggior parte di questi milita proprio nella fazione politica di Belpietro. Senza che alcuno se ne indignasse.
    Un altro sipario è calato su questa nazione in disfacimento... alè!

FP



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Come l'incarico ha sostituito la mazzetta
post pubblicato in Idee politiche, il 12 gennaio 2008
 
Caro Di Pietro,
 
    c'era una volta la mazzetta - vorrei dire - ma la mazzetta c'è ancora oggi! Tuttavia oggi la corruzione si esercita per gran parte attraverso la gestione ed il conferimento di incarichi. La mazzetta era, per così dire, un "male sano", essa cioè presupponeva una posizione di partenza in cui corrotto e corruttore erano tra loro distanti, quasi estranei, dediti al loro dovere. La mazzetta quindi giungeva a sancire quel patto che il codice penale sanziona e a provocare l'effetto corruttivo da cui entrambi ottenevano una qualche utilità.
    Oggi il fatto di rivestire incarichi di responabilità è molto spesso già in partenza il frutto di un rapporto, già l'atto di investitura, spesso (non sempre) costituisce il frutto di un precedente atto di corruzione o alla meglio di una giro di amicizie, connivenze, scambi di favori, nati in determinati ambienti.
     Per questo non c'è più bisogno di corrompere l'interlocutore: lo scambio di beni ed utilità è costituito dagli stessi incarichi e da incarichi successivi che ne costituiscono la contropartita. Così possono essere inventate commissioni di studio sulle materie più astruse, comitati, presidenze, lezioni di diritto per funzionari pubblici e conferiti i relativi incarichi... e nessun articolo del codice penale viene violato. C'è gente che così si arrichisce di strette di mano, di intese, di rapporti maturati nel sottobosco della P.A., personaggi sconosciuti al pubblico, personaggi che lavorano con quelli di destra e con quelli di sinistra, gente che verosimilmente cumula quindici, venti incarichi strapagati, incarichi per svolgere i quali sarebbe necessario il dono dell'ubiquità...
    Cosa si può fare e cosa si fa per stroncare questo fenomeno?
GRAZIE e buon lavoro
Fabio Palmieri 



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C'ERA UNA VOLTA LO STATO 3 - il tre per uno
post pubblicato in Idee politiche, il 15 settembre 2007
 

E così vengono mandati a casa in tre e ne rientra uno solo. Questa è la sorte prossima degli impiegati pubblici. Ed è questa la intuizione geniale di Nicolais! E’ uno Stato in fase di liquidazione, di dismissione di se stesso. Certamente non sono diminuite le emergenze, le necessità… inoltre un impiegato oggi costa pochissimo, eppure…  E’ la mortificazione dello Stato e delle sue funzioni, oltre che della sua dignità.

Ma è anche la mortificazione degli stessi lavoratori, soggetti al tre per uno come le merci del supermercato. E pensare che oggi tra i miseri impiegati pubblici da 1200 euro al mese troviamo laureati, avvocati, professionisti e personale specializzato. Nonostante questo sopravvive ancora l’immagine dell’impiegato pubblico di una volta, che non timbra, che legge il giornale, che fa lunghissime pause caffè…

E quindi l’impiegato pubblico continua ad essere visto come il capro espiatorio per tutti gli sprechi di questa amministrazione sgangherata. Nicolais ne fa una battaglia da tempo: gli impiegati, tutti, senza distinzioni, sono fannulloni, nullafacenti, un peso morto sulle spalle dello Stato. Bisogna viverci negli uffici pubblici per capire che non è soltanto una questione di numero, ma anche di organizzazione, di individui, di persone.

Tagliare posti è una cosa che saprebbe fare chiunque, non c’è bisogno di essere ministri per avere questa geniale intuizione! Tutti noi se non compriamo più cibo e medicine risparmiamo!

Alla fine tutto questo servirà soltanto per rinfoltire gli incarichi esterni, i consulenti, che in base alle norme sul pubblico impiego possono essere incaricati solo quando non esistono professionalità interne. E così segreterie di ministri, gabinetti, uffici di staff e di diretta collaborazione saranno pieni di personaggi sconosciuti, che godono di stipendi dirigenziali e nessuno sa cosa fanno perché non prendono in mano neanche una carta… ma è il sottobosco, gli amici degli amici, che occupa i suoi posti e asciuga, asciuga, asciuga… tutto quel che trova!

 

fp




permalink | inviato da palmieri il 15/9/2007 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
C'ERA UNA VOLTA LO STATO - L'EVASIONE FISCALE
post pubblicato in Idee politiche, il 28 agosto 2007

     L’evasione fiscale priva lo Stato delle risorse necessarie per sopravvivere e per organizzare servizi per i cittadini. Lo Stato avrebbe il compito di rispondere severamente a questo problema se è vero, come si legge, che l’entità dell’evasione fiscale corrisponde ogni anno a 2-3 leggi finanziarie!
    Abbiamo letto inoltre notizie su Valentino Rossi, e su Fisichella, semidei dell’acceleratore cui lo Stato ha timidamente contestato di aver omesso di versare ingenti somme al fisco, parliamo di milioni di euro. 
    In particolare Fisichella si è permesso di nascondere allo Stato ben 17 milioni di Euro (queste sono le notizie che ho letto). E non stiamo parlando di società di capitali, imprese, ecc. ma di ragazzetti che tengono in pugno lo Stato con il loro peso contrattuale e con i rapporti e le protezioni di cui godono (dagli sponsor all’opinione pubblica).
     
    E lo Stato cosa fa? Invece di perseguire l’illecito con tenacia e severità si fa dare le briciole: meno di quattro milioni di Euro!!!     
    Se un cittadino qualsiasi - perché, è ovvio, non siamo tutti uguali - omette di versare al fisco 200 Euro, viene perseguito nel modo più intransigente che possa esserci: innanzitutto all'epoca della contestazione la somma, tra mora, sanzione e rivalutazioni di ogni sorta diventerà almeno di 400-500 Euro! Ed aumenta con proporzioni al limite dell'usura se non viene versata entro le scadenze previste. E poi giù con cartelle esecutive, ufficiali giudiziari e pignoramenti!
 
    Dunque esiste un doppio fisco – dunque un doppio Stato: da un lato quello autoritativo che agisce d'imperio (che è quello che a me piace, intendiamoci) riservato ai piccoli evasori e cittadini comuni che spesso evadono per errore; dall’altro un fisco “contrattual transattivo”, in cui lo Stato ha il ruolo di contraente debole diposto a lasciare nelle mani dell'evasore anche il 70% della refurtiva pur di recuperarne il 30%. SI poteva fare almeno fifty–fifty da buoni complici! 
    Oltretutto questa soluzione viola specifici principi costituzionali sia con riferimento all’uguaglianza sia per il fatto di rendere l’imposizione regressiva invece che progressiva.
    Così non va! La gente queste cose non le sa e spesso non le capisce. Ma così facendo vengono regalati un bel po’ di soldi a persone non propriamente oneste, dietro lo schermo della legge! Quando accadono cose terribilmente ingiuste nel rispetto della legge, vuol dire che la democrazia e lo Stato si stanno esautorando.

FP




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C'ERA UNA VOLTA LO STATO I - premessa
post pubblicato in Idee politiche, il 25 marzo 2007

Un invito ai lettori del blog: esiste ancora lo stato? E’ ancora in grado di assolvere ai suoi veri compiti? Mancano le persone capaci ed oneste oppure in ogni caso lo stato oggi è destinato ad essere un soggetto debole in balia di altre forze?

Perché lo stato. Un giorno, dopo anni di guerra di tutti contro tutti, le popolazioni impaurite ed esasperate dalla fame e dall’insicurezza, decisero di accordarsi e di dare vita allo stato. Un soggetto sovrano, unico soggetto sovrano, con questi compiti:

- preservare ed organizzare la vita dei sudditi trovando soddisfazione ai loro bisogni, quindi operare scelte che riguardano l’economia, la produzione, l’occupazione, l’istruzione, la previdenza, la sicurezza pubblica, la sanità, i trasporti ed oggi anche l’informazione, la comunicazione e l’ambiente;

- scrivere regole di convivenza, cioè fare le leggi;

- amministrare la giustizia, cioè fare in modo che tutti abbiano le stesse opportunità e nessuno commetta soprusi nei confronti di altri. A tal fine allo stato viene dato il monopolio della forza per applicare le sanzioni a chi violi le regole;

- difendere i confini territoriali da minacce esterne anche qui attraverso l’uso della forza quando la via diplomatica sia ormai impraticabile.

Per fare tutto questo lo Stato, gestito da un gruppo ristretto di persone che agiscono nell’interesse di tutti, ha bisogno di risorse economiche, cioè di denaro. Negli stati più evoluti, il denaro per fare queste cose si ricava dalle imposte, cioè da un contributo che ciascun cittadino è tenuto a dare in rapporto alla propria ricchezza.

Ovviamente parleremo dello Stato italiano e ci chiederemo nei prossimi post se questo Stato è ancora in grado di fare tutte queste cose e quali cittadini vogliono ancora che le faccia.

Mi aspetto molti contributi ed interventi da parte dei lettori del blog!

FP

 




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LE REGOLE DELLA FORZA
post pubblicato in Idee politiche, il 23 marzo 2007

     Sui rapimenti di italiani nelle terre di guerra certamente c’è da auspicare una minore spericolatezza dei nostri concittadini. Sarò permaloso, ma dubito sempre di chi si imbatte in questi pericoli e delle sue “nobili” finalità. Quando si parla di terre di guerra, o forse terre di conquista, di nobile non c’è proprio nulla, salvo forse qualche missione umanitaria del tutto sconosciuta ai media.

     Si cerca il più delle volte un protagonismo facile, un curriculum, una carriera, sia trai civili, sia tra i militari. Per poter dire “io c’ero”. La terra di guerra è un bottino da saccheggiare, pieno di occasioni, di testimonianze, di crudeltà e di fascino. Ed anche di rischio.

     Non sono d’accordo comunque nel paragone, sentito da più parti, tra i sequestri di persona che avvengono in casa nostra, in occasione dei quali vengono congelati i beni dei familiari per impedire il pagamento di un riscatto, ed i rapimenti nelle terre di guerra (Iraq, Afghanistan). Il diritto interno pretende che situazioni come queste vengano gestite dallo Stato, che ha il monopolio della forza (o almeno dovrebbe); nel diritto internazionale non esistono rapporti giuridici, ma rapporti di forza tra stati sovrani, o tra uno stato sovrano e forze di tipo militare che controllano determinate aree, ma non cambia. Riconoscere un nemico e riconoscere l’interlocutore con cui trattare nel diritto internazionale è la stessa cosa, sono due facce della stessa medaglia.

     Non c’è un’autorità cui delegare il compito di gestire questi rapporti ed ognuno agisce in nome e per conto proprio e con la propria forza. Le organizzazioni internazionali possono funzionare finchè si va tutti d’accordo, ma poi torna a prevalere la forza. Ed è in nome della forza, e non certo del diritto, che gli Stati uniti hanno criticato la condotta dell’Italia, che dà troppa importanza alla vita dei singoli, spinta dall’impatto mediatico di questi rapimenti e dalla smania di dimostrare capacità risolutive.

     Io non so se gli italiani che hanno avuto disavventure gravi (o drammatiche) in queste terre sono soltanto quelli noti, quelli passati per gli angoscianti video dei telegiornali e per i rientri festosi a Ciampino. E se ce ne fossero altri? Altri italiani inesistenti per cui i giornali non hanno speso parole e dunque il governo non ha attivato i suoi soliti e misteriosi canali informativi. Non lo sapremo mai.

FP




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RICOMINCIO DA DODICI
post pubblicato in Idee politiche, il 24 febbraio 2007

            Si riparte da dodici. Dodici punti di una sinistra vuota di contenuti, molti dei quali costituirebbero obblighi basilari di qualsiasi governo: impegno per la scuola, rispetto degli impegni internazionali, attenzione al Mezzogiorno, riduzione della spesa pubblica… Ma che razza di punti programmatici sono? E soprattutto: in cosa si distinguono da quelli enunciati in qualsiasi epoca da qualsiasi altro governo? Ma i voti si catturano anche così, con propositi vaghi e dunque largamente condivisibili.

            E le vere emergenze dove sono? Dov’è l’occupazione, dove è la lotta alla poverta? E soprattutto dove è la lotta all’evasione fiscale? L’evasione fiscale è una questione che da sola meriterebbe la mobilitazione di tutte le forze politiche: l’Italia dovrebbe fermarsi fino a che non ha spazzato via questo fenomeno. Entra solo una piccola parte di tutto il denaro che lo Stato dovrebbe incassare. Non sarebbe forse il caso di concentrare tutte le energie su questo preliminare obiettivo?
FP




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IL TONFO DELL'EQUILIBRISTA
post pubblicato in Idee politiche, il 21 febbraio 2007

        Caduta certamente annunciata, caduta più volte sfidata, caduta ottenuta, caduta meritata… Questo governo di centro-sinistra passa alla storia (o meglio non passerà mai alla storia) per:

-          urgenza di fare subito l’indulto e mandare a casa tanti delinquenti, politici compresi;

-         finte liberalizzazioni che colpiscono alla rinfusa settori disparati e disomogenei con misure di dettaglio che non cambiano l’economia per nessuno se non sono seguite da misure molto più incisive;

-          resa totale ed impotenza di fronte all’evasione fiscale e di fronte al fatto gravissimo che entra nella casse dello Stato solo un quarto del gettito fiscale e chi non paga sono i più ricchi;

-          nessun intervento sulla scandalosa legge 30 che mette nella povertà tanti giovani lavoratori;

-          rincari a 360 gradi e su tutti i fronti;

-          politica spudoratamente filoamericana e sorda verso i cittadini e verso la nazione (vedi Vicenza e Afganistan);

-          vergognosa perdita di tempo e di energie su cose inutili come i pacs a fronte di problemi gravissimi legati all’economia e alle condizioni sociali degli italiani.

E da ultimo vergognosi attacchi al senatore Rossi e a quanti hanno provocato questa comunque inevitabile caduta del governo. Se qualcuno torcerà un pelo al senatore ci saranno un bel po’ di responsabilità da considerare, Ballarò compresa, trasmissione che ha celebrato questa sera la logica partitocratrica a scapito della libertà individuale dei singoli componenti del parlamento.

            Ora rischiamo di riconsegnare il Paese alla destra che ho descritto nell’ultimo post (e non mi ripeto), che probabilmente vincerebbe alle urne. Destra che, sempre filobush, ha oggi fatto finta di nulla pur di far cadere il governo… che bell’esempio… è a loro che stiamo consegnando il Paese! Buon appetito.

  FP




permalink | inviato da il 21/2/2007 alle 22:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
MA ANCHE ESSERE DI DESTRA...
post pubblicato in Idee politiche, il 21 febbraio 2007

Se essere di sinistra non ha più senso, il senso dell'essere di destra è forse ancora più difficile da trovare! Innanzitutto c'è da chiedersi «quale destra»: quella storica, quella liberale, quella fascista, quella democristiana o quella berlusconiana. La destra comunque, salvo la parentesi fascista (si parlava di nazione, di ordine e disciplina) non è tradizionalmente portatrice di particolari  ideali, tanto meno di ambizioni o finalità innovative, ma solo di qualche saggia istanza di difesa della famiglia borghese, della proprietà privata e di qualche ottusa posizione clericale.

C’è ben poco. Oggi quella che chiamiamo destra è popolata per lo più da loschi figuri inneggianti al farsi da sè, con la furbizia più che con la correttezza, gente a cui non affideremmo neanche le chiavi del motorino, solo a sentirli aprir bocca. Un venditore stile Vanna Marchi è il capo della coalizione sull'assurdo equivoco che chi sia capace di arricchire le proprie tasche con ogni mezzo, ed a ciò dedichi la sua vita, abbia anche le capacità, l'altruismo, la lungimiranza, il senso dello Stato… per dare benessere agli altri, a tutti!

Una destra che è compatta nel sostenere in modo acritico il proprio capo e le sue allergie per le regole, per lo Stato, per la giustizia, per i comunisti (che compaiono in ogni discorso anche se in realtà da tempo non esistono più). Una destra dagli slogan, dalle frasi ad effetto, dall'omologazione becera e servile dei Fede, Ferrara, Sgarbi, Bondi, Schifani, Taiani, Bonaiuti, ecc. tutti fatti con lo stampino.

Una destra che di fatto odia la concorrenza e preferisce i monopoli. Una destra che in definitiva non guarda alla produzione e all'impresa, ma all'arricchimento degli imprenditori e dei manager.

Una destra di impomatati ed incravattati che, sul messaggio tipo “noi siamo ricchi, potete esserlo anche voi, la sinistra è degli sfigati” punta a conquistare popoli dalla scarsa scolarizzazione, dotati di un immaginario elementare plasmato dalla televisione e dalle fiction.

Ma punta anche ai professionisti, ai commercianti, agli imprenditori cui strizza l'occhio per far capire loro che possono non pagare le tasse, che possono non rispettare i lavoratori, che possono difendere con la pistola i loro beni, che possono ricusare o disconoscere il ruolo dei giudici. E che se tiferanno per la destra diventeranno sempre più ricchi, in barba alla popolazione dei morti di fame, degli sfigati, di quelli incapaci di farsi da sé. Questo l’unico sprazzo di ambigua rappresentatività.

Il tutto senza un vero programma politico. In realtà, come si dirà in seguito, il potere è ormai tenuto dal “sottobosco”, un’entità certamente più di destra che di sinistra, ma che è del tutto indifferente ai cambiamenti di colore perché da tempo non li subisce più. Ne parleremo in seguito.

FP




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HA UN SENSO ESSERE DI SINISTRA?
post pubblicato in Idee politiche, il 20 febbraio 2007

Sfiderei chiunque a dirmi cosa concretamente vuol dire oggi essere "di sinistra": vorrei conoscere una proposta qualificabile come "proposta di sinistra". Ovviamente vorrei ascoltare idee concrete, attuabili, non discorsi marxisti, leninisti o noglobal!.

Credo che la sinistra non esista più e con essa non esiste più il concetto di popolo. Esistono invece due concetti che vanno a sostituire quest'ultimo, tanto antitetici quanto complementari l'un l'altro: sono l'individuo da una parte e la massa dall'altra.

             Tempo fa incontrai una mandria di No-Global che sfilava chiassosa sui binari della stazione Tiburtina: bandiere rosse, capigliature tanto alternative quanto tra loro omologate, pantaloni larghi zeppi di simboli. Tutti con una confezione di Coca Cola di Mc Donald in mano!

              Questo può essere un esempio eclatante che dimostra come certi movimenti siano del tutto privi di una base di idee e di valori. Come diceva Pasolini, è solo un caso il fatto che loro sfilino sotto quelle insegne e altri loro coetanei lo facciano, ad esempio, con vessilli nazisti. Entrambe le manifestazioni sono il frutto dell'ignoranza, del disadattamento sociale, (e anche, se vogliamo, di una società che non sa proporre nulla di meglio) di persone che trovano rifugio e rassicurazione nel rumore dell'estremismo.

              Ma anche senza ricorrere all'esempio delle icone, noi tutti, compresi quelli che difendono in buona fede i valori della sinistra, della solidarietà, dello stato sociale, ecc. anche noi in realtà siamo parti di un capitalismo divenuto ormai inevitabile: non solo viviamo con le regole del capitalismo (mangiamo, beviamo, studiamo, viaggiamo con prodotti del capitalismo), ma siamo vittime di quella confusione e di quella indistinzione tra bene e male che il capitalismo genera.

             Quindi usiamo prodotti fabbricati con lo sfruttamento minorile, mangiamo pomodori coltivati schiavizzando popolazioni povere, percepiamo utili da azioni di società che commettono illeciti o evadono il fisco, investiamo in paesi dove si commerciano droga e armi... Tutto questo in perfetta buona fede, magari inconsapevolmente. Tutto questo riguarda tutti noi.

             Che senso ha dunque strillare, battersi contro la precarietà o per altri diritti sociali? Quali cose di sinistra possono essere ancora dette? E soprattutto quale coerenza offrire come esempio?

              Le persone del popolo, che dovrebbero combattere unite se vogliono difendere i valori sociali della sinistra, si compiacciono invece dei consumi e dell'edonismo in cui sono piacevolmente immerse. Preferiscono individualmente godersi le ingannevoli lusinghe dei media, dei telefonini, delle ville barricate con grossi cani da guardia, delle cazzate che vedono in TV. Alcune di queste persone lo fanno ripudiando espressamente la classe "popolare" cui appartengono e magari si dichiarano di destra scimmiottando il cinismo e la sfrontatezza dei destroidi che vendono on televisione; altri invece continuano a riempirsi la bocca di ideali e principi di sinistra completamente privi di riscontro con la realtà, solo per darsi un tono polemico o intellettuale.

             Si potrebbe dire che dunque siamo tutti un po' più ricchi… qualcuno sì. Le aspirazioni individuali hanno superato di gran lunga quelle sociali: alla coesione si è sostituita la competizione anche tra individui fomentata dalla cultura dell'immagine e del consumo messa in scena dal capitalismo per il tramite della televisione. A ciò si è accompagnata la banalizzazione dei concetti fondamentali di solidarietà, di assistenza, di redistribuzione del reddito: concetti che non vanno più di moda in quanto sostituiti dall'idea del farsi da sè, dell'imprenditore che c'è in ognuno di noi, della conquista di posizioni sociali...

Si è diffusa una falsa ed ipocrita idea di "meritocrazia" che in realtà nasconde cinismo e indifferenza verso gli altri: nasconde cioè la volontà di sganciare il vagone debole della società per permettere alla locomotiva di correre più in fretta.

             Per questo le ingiustizie permangono, la povertà anche. Ciò che manca è la forza (in senso non violento ovviamente) di contrapposizione: siamo inquadrati nel filo spinato dei traguardi personali piccoli o grandi che siano. Alla luce di tutto questo: cosa dovrebbe dire un leader di sinistra per continuare con coerenza a dirsi di sinistra? E quale parte di popolo andrebbe a rappresentare? Finché non si darà risposta a queste domande la sinistra potrà contare esclusivamente sugli errori della destra e sulla dubbia reputazione delle persone che la compongono. Un po' poco per una corrente politica che fino a pochi decenni fa prometteva di rivoluzionare il mondo e farlo diventare più giusto per tutti!!!

 

 Fabio Palmieri

 




permalink | inviato da il 20/2/2007 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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