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QUESTIONE DI MISURE...
post pubblicato in Uomo e Donna, il 3 marzo 2006

Commento velocemente un recente articolo del Corriere della sera:

Siamo alla frutta...o meglio alle banane... Pare  infatti che le donne ora ci misurano il diametro del pene...ma come...non erano loro a dire che l'importante è l'amore e che le dimensioni non contano?
Personalmnte penso che per vivere bene la sessualità bisogna sapere usare mente, emozioni e corpo. La fantasia dovrebbe guidare i nostri desideri e la voglia di sperimentare non dovrebbe mai spegnersi. Ma non credo che a fare la diffrenza siano 4 o 5 cm in piu del pene in lunghezza o larghezza. Le dimensioni del membro maschile possono essere importanti se non raggiungono un range di normalità e risultano effettivamente insufficienti.
Questo il mio pensiero....

p.s  io penso che tutte queste statistiche servano a solo a fare aumentare i complessi e le difficoltà relazionali delle persone, per spingerle a incrementare l'indotto della chirurgia estetica, nell'errata convinzione, ad esempio, che per far godere una donna serva un pene largo o un pene lungo, quando la maggiorparte degli uomini, tranne casi effettivamnte sfortunati, ma che non credo siano poi cosi tanti, sono benissimo in grado di soddisfare la propria partner con quello che hanno e magari con una bella dose di fantasia in più che non guasta.

Gaetano Perrone




permalink | inviato da il 3/3/2006 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
ANCORA SU QUESTE DONNE...
post pubblicato in Uomo e Donna, il 3 marzo 2006

Concordo con i tuoi commenti. Alle donne che pensano che io abbia scritto delle considerzioni inesatte o non rispondenti al vero chiedo di rispondere cercando di confutare la mia tesi con argomenti di natura oggettiva, basati su fatti e non su chiacchere da bar. A coloro che diranno che le mie considerazioni provengono da un uomo ferito, deluso rispondo che io non giudico gli altri e non mi vergogno di ammettere le sofferenze che riguardano me o che possono riguardare gli altri. Se una ragazza ammette di guardare prevalentemnte dati esteriori e materiali nella scelta del proprio partner non la giudico nè positivamnte, nè negativamnte, ne prendo atto e  basta. E ne apprezzo l'onestà e la sincerità intellettuale. Viceversa considero false e ipocrite tutte coloro che a parole dicono di preferire ragazzi dolci, sensibili e pieni di qualità umane e poi stanno insime a ragazzi che emergono per dati esteriori che nel comune modo di sentire della nostra società sono l'aspetto fisico e, in alternativa laddove la persona non fosse dotata di un aspetto  ritenuto bello o al limite da eccezionali qualità di natura sessuale,  il successo sociale ed economico. " Come as you are" diceva una vecchia canzone dei Nirvana di qualche anno fa: veini come sei, mostrati per quello che sei realmente, senza maschere e senza sensi di colpa. I rapporti umani dovrebbero basarsi sul rispetto reciproco, ma non sull'ipocrisia e suilla falsità. La verità per quanto cruda, indigeribile, crudele, spietata e cinica e l'unica soluzione. sono i fatti che contano, non le parole spesso utilizzate per espiare quel senso di colpa proveniente dall'aver nel proprio privato utilizzato quei parametri di superficialità che di fronte agli altri sono difficili da ammettere.

Gaetano Perrone 




permalink | inviato da il 3/3/2006 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DONNE: in vetrina in attesa della felicità
post pubblicato in Uomo e Donna, il 27 febbraio 2006
 

Per prima cosa la peculiarità dei rapporti tra uomini e donna è quella di consistere in una indissolubile commistione tra materialità e spiritualità. Se nella spiritualità possono risiedere, in una ipotesi già ottimistica, l'affetto, la dedizione, il rispetto ed il legame solido con l'altra persona, nella materialità si riassumono tutti gli aspetti più crudeli della natura umana ed animale, ma tutto sommato anche quelli che producono le emozioni più forti come l'innamoramento, la passione erotica e la sofferenza.


Guardare un corteggiamento è un po' come vedere quelle scene di Quark in cui il leone caccia la gazzella: non ci sono regole morali, nè disegni irrinunciabili, ma solo quei due punti sulla scena che sono il predatore e la preda. Da questo punto di vista il corteggiamento e l'innamoramento celano gli istinti più egoistici e voluttuosi delle persone e tendono a degenerare nel cinismo.


        La nostra società è certamente maschilista, oggi più che mai: il potere materiale, sociale, economico, mai come ora tende ad identificarsi con la figura maschile. E' questo potere che, falsamente promotore di parità, sembra regalare al mondo femminile l'opportunità storica di uscire da un ghetto. Ma il potere che viene conferito alle donne finisce sempre per essere strettamente legato ad un meccanismo nel quale la seduzione, l'aspetto e la sessualità del corpo hanno un ruolo determinante. E' difficile identificare la donna di successo con una figura di donna grassa, bassa, deforme. Ormai siamo nell'epoca della comunicazione e perfino gli uomini di potere (economico, sociale, ecc.) avvertono il bisogno di esteriorizzare la loro figura per farne oggetto di richiamo.


        I mezzi di comunicazione di massa consentono alle persone di aprirsi verso il mondo, mondo che nel video e sulle riviste tende ad apparire (ingannevolmente) pieno di opportunità e di stereotipi di felicità, generalmente rappresentati nelle pubblicità. La giovane signora della pubblicità sorride sempre perchè lei è bella, ha tre figli bellissimi e molto uniti, un marito che è un fusto e che fa colazione anche lui con la famiglia... certo il marito alto, giovane (ma non troppo, meglio se brizzolato), bello lavora, ma non è un impiegato sfigato o un operaio: riveste un ruolo in cui prende decisioni importanti e mantiene quel bellissimo appartamento che si vede nella pubblicità, senza problemi economici o pensieri di altro tipo.


        La seduzione esercitata da queste rappresentazioni colpisce molto l'immaginario e l'orgoglio femminile in una società così provinciale e paesana come la nostra provocando il desiderio di ottenere quello, proprio quello, al costo di porre in atto il più spietato cinismo. A ciò si accompagna una diffusa corsa ad apparire felici che porta talvolta a nascondere nevroticamente insuccessi, malattie e problemi psicologici.


        Le ragazze sanno che possono conoscere il principe azzurro, che oggi non ha certo cavallo e mantello: ha una macchina sportiva, un buon aspetto ed una buona posizione sociale. Se a questo si accompagna uno stile raffinato e convenzionale ancora meglio, l'importante e che non scada nel romanticismo, nel Lello Arena... Ogni ragazza coltiva questo sogno e inevitabilmente la maggior parte dei ragazzi finiscono per non apparire all'altezza, cioè per non essere presentabili al pubblico come prova di un successo e di una conquista di felicità.

E allora avremo la ragazza carina (non c'è bisogno che sia bellissima) che si cura e si trucca in modo perfetto, per mettersi in vetrina, per lasciarsi osservare... in un certo senso quasi per prostituirsi, cioè per poter scegliere tra coloro che la incontrano e la guardano... e sfoglierà gli uomini come vestiti da sposa, preoccupata di volerli unici e nel contempo convenzionali, appariscenti e sobri... originali, ma impeccabili, che piacciano alle amiche... sempre con l'idea che in un angolo del mondo si trovi il vestito più bello, quello che qualcuno ha fatto proprio per lei e che il destino le ha generosamente riservato, ma crudelmente nascosto.

       Dall'altra parte avremo la ragazza, sempre un po' carina, che ha fatto la sua scelta ma che sente di aver sbagliato se si guarda intorno e riflette sul costo di quella scelta, sulle rinunce che quella scelta comporta, su quella felicità che sembra sempre passarle vicino, senza ormai bussare più alla sua porta: ha imboccato l'altra strada in quell'unico incrocio che la conduceva là in quella casa della pubblicità... e allora seriosa, irascibile e musona si appresta a sopportare la pena, la condanna, il verdetto della sorte... convinta di aver meritato di meglio... è questo che le suggerisce il mondo, lusinghiero e beffardo venditore di felicità.


Il requisito base che un ragazzo deve sempre avere è quello di dare emozioni: certamente dà emozione l'aspetto fisico, ma dà emozione anche la durezza, la ruvidità, in parte l'ignoranza... al meno al pari dell'intelligenza. Così come dà emozione il solito denaro non tanto in sè, ma nel momento in cui si trasforma nelle icone della felicità: un'auto veloce e sportiva, una bella villa, un senso di sicurezza e di solidità sociale che trova l'approvazione e forse l'invidia delle altre persone e che per questo fa sentire la donna un po' in vetta. Possono dare emozione anche la cultura e la sensibilità di carattere quando vengono fuori da quelle loro pieghe in cui pudiche si affacciano e si rinascondono, ma devono essere accompagnate in una sintonia quasi musicale con il portamento, l'eleganza, la raffinatezza ed altri espedienti esteriori e materiali che le rappresentino e le decodifichino facendo sì che tutti le riconoscano come tali... non sono Socrate, Diogene o Leopardi i colti di successo, uomini ai quali la cultura non ha conferito alcunchè di seducente, di presentabile, di raffigurabile, di rimirabile, di materialmente valutabile, di cui essere orgogliosi...


Le donne hanno bisogno di trovare uomini che diano loro delle emozioni e che siano approvati (meglio se con invidia) dalle altre donne. In questo senso va ravvisato anche un proccupante concetto di uomo - oggetto. Per ottenere questo mettono in vetrina il meglio del loro potere, che è l'aspetto. Ed attendono che passi l'uomo giusto. Per la donna è sufficiente essere un po' carina: già quando è carina la curva di domanda tende all'infinito, cioè lei può potenzialmente avere un numero infinito (o indefinito) di pretendenti, senza particolari differenze rispetto alla donna bellissima. La donna confronta più uomini, ascolta le indicazioni della società, dei tempi, non si fida della propria fragilità: La sua scelta deve apparire la migliore agli occhi di tutti, la sua è una specie di messa all'asta di se stessa, un'asta che non ha scadenza e in qualche caso non ha aggiudicazioni... e ad ogni aggiudicazione rischia di seguire l'infelicità di chi ritiene sempre che poteva esserci una scelta migliore.

E allora l'unico modo è non svendersi, nell'attesa che arrivi quella persona eccezionale, ma anche così stereotipata, convenzionale e universamente riconoscibile che le porga quell'abito da sposa rinvenuto in un posto lontano. Ma forse non arriverà mai, salvo deludenti compromessi o carnevalesche maschere di felicità a coprire anche per oggi la stanchezza di ricominciare.


Fabio Palmieri

 






permalink | inviato da il 27/2/2006 alle 17:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Donne e ragazze: cinismo, materialismo ed ipocrisia
post pubblicato in Uomo e Donna, il 27 febbraio 2006

Premetto che queste considerazioni nascono da una lettura abbastanza oggetiva della realtà. La mia esperienza personale c'entra relativamente. Del resto ognuno è portatore di un proprio vissuto quotidiano e su quello modella le proprie opinioni. Tuttavia le persone oneste inellettualmnte sanno descrivere la realtà, quella che riguarda la maggior parte delle persone. Esistono le eccezioni. Ma sono appunto eccezioni. A me ora interessa portare alla luce  ciò che la  "regola" dice.
Essa dice a mio avviso due cose: che viviamo in  una società maschilista  arretrata, voluta dalla maggior parte (non tutte) delle donne, e che i rapporti tra uomini e donne,sono sempre piu regolati da leggi di mercato di natura economica, in cui vince chi ha in mano la scelta o meglio il "potere di scelta".
E' maschilista questa  società perchè impone ancora agli uomini e ai giovani uomini soprattutto, tutta una serie di passaggi e di comportamenti che da una parte le donne criticano e dall'altra vogliono.
A tutti sarà capitato di notare con quanto passione e con quanto coinvolgimento le donne, specie quelle giovani ( ma oggi si è giovani fino a quaranti anni e oltre) perdano la testa per uomini dal comportamento canagliesco, che sanno dosare la dolcezza e la durezza, che le prendono in giro, le usano, le seducono e poi le tradiscono o le lasciano.
Mentre tendano a relegare al ruolo di amico i ragazzi che hanno più qualità "caratteriali" maggiore sensibilità, dolcezza e intelligenza, che non tradiscono, ma che spesso difettano di quei dati esteriori che  la maggior parte ( non tutte: ma attenzione: se volete essere sicuri che una ragazza dica la verità considerati i fatti..a parole nessuna dirà di preferire un certo tipo di ragazzi...ma poi state attenti a quelli con cui stanno e capirete se quella ragazza è ipocrita....) vede e per i quali stravede che sono l'aspetto fisico ( ragazzi svegliamoci: se passa una strafiga e ci voltiamo e magari immaginiamo di farci pure qcosa continuiamo a farlo...senza  sentire queste che dicono che pensiamo alla stessa cosa e che siamo superficiali e che avremmo la bava alla bocca....loro sono superficiali quanto noi, all'aspetto fisico ci guardano anche loro e non di meno di noi....verificate tutte quelle ragazze che dicono che per loro l'aspetto fisico conta poco e vedete come sono i ragazzi con cui stanno...beh se li vedete con uno bruttino, posso ben dire che hanno detto la verità..ma se stanno insieme a ragazzi belli o moto carini, beh..forse sono un pò ipocrite e le prime ad essere superficiali....sono loro quindi...), i soldi e la posizione sociale, lo stile di vita,etc.....
Ma cos'è che rende la maggior parte dei ragazzi normali in difficoltà nel momento  di "scegliere" una ragazza magari per fondare un rapporto vero, profondo e  basato sui sentimenti? Ebbene è proprio il fatto che la maggior parte dei ragazzi normali non può scegliere. Il potere di scelta è nelle mani delle  giovani donne. Ma se è normale che donne bellissime ( come del resto uomini  bellissimi o particolarmmte affascinanti) possano scegliere tra piu potenziali partners e fare una sorta di selezione, vi sembra normale che anche una ragazza che non è niente di che, che è alta a malapena 1,60, che è al limite appena carina possa avere la possibilità di scegliere  tra piu di un ragazzo, mntre un ragazzo normale, non bello, nè brutto no? Questo è ciò che distorce e "trucca " i rapporti:l'idea da parte di molte donne ( escluse quelle che raggoingono uno stato di maturazione che le porta a tornare con i piedi per terra, poichè il tempo biologico comincia  a farsi sentire....) di avere sempre una scelta migliore fondata spesso su dati esteriori.
A voi le considerazioni del caso.....Ma un consiglio lo dò a tutti i maschietti: lasciamole cuocere nel loro brodo queste presuntuosette....il modo è pieno di posti dove si possono conoscere ragazze piu belle e meno stupidamente pretenziose...o al limite se proprio vogliamo fare i  casanova nel nostro paese...divertiamoci con loro e poi un calcio nel c....!

GAETANO PERRONE




permalink | inviato da il 27/2/2006 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
post pubblicato in Uomo e Donna, il 19 giugno 2003

RISPOSTA AI POST: IL SUCCESSO DELLE DONNE E ALTRI

 

Questa è la risposta di Cinzia ai miei scritti sul successo delle donne e sulla crudele corrida del sesso

 

Gli articoli sullo stupro e il successo delle donne belle risalgono a circa due mesi fa ma, pur avendone voglia, non sono riuscita a scrivere nulla per esprimere il mio disappunto circa il loro contenuto fino ad oggi.

Perché?

me lo sono chiesto, per paura di essere inadeguata?

per il timore che quello che avrei scritto, e soprattutto come lo avrei scritto, non sarebbe stato all’altezza di smentire le tesi da te sostenute?

oppure perché ero troppo arrabbiata, e una parte di me ha preferito lasciar decantare la rabbia per avere una capacità di analisi più serena e obiettiva?

un po’ di tutto questo, ma nonostante il tempo trascorso e la rabbia sia ormai svanita, dopo aver riletto gli articoli, la mia sensazione non è cambiata, trovo che in tutti i pezzi che scrivi traspare fondamentalmente un atteggiamento negativo, rigido, un malessere che ti porta a giudicare categorie intere di persone o fatti con una superficialità tale che se non ti conoscessi potrei dedurne che tu sia un cretino invidioso e sfigato che non riuscendo a fare nulla di buono della sua vita occupa il tempo a giudicare quella degli altri, ma farei il tuo stesso errore, giudicare dalle apparenze senza andare in profondità.

Non solo giudicare non è mia abitudine, forse perché sono troppo impegnata a migliorare me stessa, o a dare una mano a chi me la chiede e non mi resta molto tempo per concentrarmi a giudicare chi vive la propria vita come meglio crede cercando la SUA strada con le possibilità che ha (intellettive o estetiche che siano).

Vivere è difficile Fabio, in più l’essere umano è fragile più di quanto si pensi, ognuno se la cava come può, c’è chi non se la cava affatto, e tu stai lì a spendere tempo ed energia a parlare delle donne belle che hanno la vita facile?

sei invidioso incazzato e pieno di rabbia, ma che ti frega di come gli altri usano il cervello tu pensa ad usare il tuo in senso più costruttivo e positivo accidenti!!!!

Ma come puoi sapere come vivono quelle belle donne di cui parli?

Che ne sai quanto gliene frega a loro di essere invitate alla festa o di prendere bei voti facilmente, e se invece non preferirebbero che qualcuno le amasse per i loro pensieri e che avesse fiducia nelle loro capacità e le spronasse a dare di più, a migliorare?

Che ne sai di loro, di com’è la loro famiglia, se sono state cresciute con dei valori per loro sbagliati, ma che da adulti è difficile rimuovere e che loro malgrado gli condizionano la vita, se accettano le lusinghe perché hanno bisogno di amore e si accontentano di tutto, se invidiano le ragazze normali (poi non so perchè fai questa differenza tra le belle e le normali ma che sei scemo?!) perchè hanno delle storie d’amore profonde e vere, che ne saiii!!!!!

Per alcune cose sono facilitate è vero, ma si potrebbe dire lo stesso di molte altre categorie.

Io sono convinta che nessuno, e ribadisco ne sono profondamente convinta, nessuno ha tutto, è un p’ò come i non vedenti o i sordomuti loro sviluppano altri sensi che gli permettono di sentire cose che noi vedenti ce le sogniamo, lo stesso è tra le ragazze più o meno belle, le ragazze più belle fanno un grosso sforzo per sviluppare quell’intelligenza emotiva che io trovo addirittura più importante del tradizionale Q.I., e che purtroppo nella “cultura” occidentale è raro a trovarsi

Anche tu devi un po’ affinare questo tipo di intelligenza che mi sembra tu abbia ma che è coperta da un folto strato di presunzione e rabbia che potresti utilizzare al positivo.

C’è una cosa che io mi ripeto sempre e che non farebbe male anche a te “se cerchi il male in una persona è certo che lo troverai”, evita di farlo.

 

Lo stesso vale nei rapporti di coppia la donna torero........, la donna cacciatrice che poi uccide la sua preda......, vai oltre, non fermarti a questi stadi così infantili, puoi fare di meglio..... o no.

 

Per quanto riguarda il pezzo sullo stupro non mi sento proprio di entrare nel merito, è talmente sconvolgente quello che hai detto che non ho ne la voglia ne la forza per parlarne, dovresti renderti conto da solo dell’assurdità di quello che hai scritto, della mancanza di rispetto e di compassione nei confronti delle donne che hanno subito una cosa del genere.

 

Cinzia

 




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SESSO MALATO: UNA PROPOSTA CONCRETA
post pubblicato in Uomo e Donna, il 28 aprile 2003

Ieri pomeriggio, davanti al cinema a luci rosse, sono stato fermato da un ragazzo sulla trentina, italiano, alto, magro e tutto sommato di bell’aspetto. Mi ha chiesto dei soldi per andare al cinema! Mi chiedo, dunque, riprendendo il discorso già avviato nel post “il sesso malato”, se un uomo giovane e di aspetto normale, che vive in una città che in teoria offre tante possibilità, debba soddisfare i suoi bisogni andando al cinema.

      Certamente in parte dipenderà da lui (non lo conosco), e sul sesso malato non voglio tornare (mi limito a rinviare al post già presente nella rubrica). Ma come lui, ogni giorno, centinaia di uomini sentono la necessità di recarsi in quel cinema. Non si tratta dunque né di un caso disperato né isolato.

       Non possiamo dunque non prendere atto del fatto che anche in una città come Roma, dalle tante vite e dalle tante occasioni, sia difficile vivere il sesso nella sua dimensione naturale, quella propria del sesso, quella vera, spontanea e senza le solite sovrastrutture (che condizionano l’attività sessuale a tutta una serie di adempimenti).

      La mia proposta concreta è questa: autotassiamoci, noi tutti cittadini di buona volontà, è diamo vita ad un mega centro per l’incontro tra persone per amore, sesso, convivenza, scambi intellettuali e tutto ciò che può intercorrere tra due o più persone. Lo scopo è quello di vincere la solitudine e soprattutto di permettere alle persone di instaurare rapporti liberi che, a differenza di quelli codificati e contrattuali (matrimonio, prostituzione, fidanzamento), siano all’insegna della totale gratuità. Siano cioè liberi da tutti quegli adempimenti di contorno e di fini secondari che caratterizzano i rapporti tradizionali.

      La gratuità dovrebbe essere l’elemento del tutto innovativo che consenta a chiunque, uomo o donna che sia, di dare e ricevere qualcosa e di proporsi libero dalla classe sociale cui appartiene, dal tenore di vita, dalle apparenze convenzionali, dalla casa o dall’automobile che possiede.

      Un luogo dove possono tenersi seminari sul sesso, lezioni di educazione sessuale per tutti, divulgazioni sulla prevenzione delle malattie e sui metodi anticoncezionali. Ma anche sulla responsabilità che nasce da un rapporto di coppia (per breve, gratuito ed effimero che sia) e dall’eventuale nascita di un figlio. Un luogo non basato sull’anarchia, sullo sballo e sul becero edonismo, ma sulla consapevolezza delle potenzialità passionali ed emotive che possono essere soddisfatte e realizzate in modo sano e soprattutto, ripeto, gratuito per tutti.

       Capisco che un ambiente del genere rischierebbe di essere popolato più da uomini che da donne (che delle convenzioni borghese e delle sovrastrutture consumistiche sono le principali, ciniche e pragmatiche attrici), ma credo che a lungo andare, se non degenera in un puttanaio, né in club per scambisti né in una discoteca riminesca, possa aver successo anche nel mondo femminile. Le donne possono imparare a capire che se le loro pretese scendono dalla luna alla terra e se abbandonano l’idea del principe azzurro, possono trovare tanti uomini semplici, certamente imperfetti, ma disposti a scambiare con loro emozioni, sentimenti, passioni, lasciando da parte, per un momento, il conto in banca, il viaggio, la villa, l’ultimo modello di automobile, e tutte le altre diavolerie consumistiche legate ai rapporti di coppia.

      Non siamo ancora preparati per una scommessa del genere: restiamo una società provinciale, cattolica e perbenista. E dietro a questa facciata esercitiamo il più basso pragmatismo e calcolo per il nostro tornaconto.

 

Fabio Palmieri




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LA CRUDELE CORRIDA DEL SESSO
post pubblicato in Uomo e Donna, il 24 marzo 2003

     Alcune “stagioni” giornalistiche, destinate come al solito ad esaurirsi nel giro di pochi giorni, sono state caratterizzate dagli episodi di pedofilia, altre di violenza sessuale su donne. In questo momento si sta esaurendo l’euforia giornalistica per la guerra e tra un po’ ricomincerà il valzer dei temi giornalistici: treni deragliati, aerei caduti, pedofilie e prima o poi anche stupri! (Sugli incidenti stradali no, altrimenti agli italiani viene il coccolone e potrebbero diventare più prudenti… meglio evitare).

      Torniamo allo stupro. Dietro al reato di stupro, oltre al problema del sesso malato cui spesso ho fatto riferimento, esiste una grandissima ipocrisia e tanti pregiudizi. Le donne provano un senso di vergogna ad essere stuprate (e spesso succede che questi reati si ripetano nel silenzio della vittima), ma molto spesso, a dirla tutta, provano anche un senso di protagonismo… un po’ come se essere violentata presupponga il fatto di essere piacente ed attraente (che è poi la cosa che le donne vogliono di più). E’ comune nell’universo femminile il compiacersi e al tempo stesso infastidirsi per il fatto che qualcuno le desideri. Sentirsi desiderate e poter dire di no è una delle più belle soddisfazioni che le donne provano nella loro vita. Il sesso malato sta anche in questo.

     I discorsi tra donne, anche ad una certa età, sono popolati di riferimenti a spasimanti, ad ammiccamenti nei loro confronti, tutte fanno a gara nel dire che da giovani i rispettivi mariti strisciavano ai loro piedi, e che loro avrebbero senz’altro fatto a meno di sposarsi, ma un po’ impietosite ed un po’ inesperte si sono lasciate coinvolgere dalla insistenza dei loro corteggiatori, divenuti poi mariti.

     Questo atteggiamento è dunque presente in quasi tutte le donne. Lo stupro dunque, lungi dall’essere solo un’offesa, e certamente lo è, diventa anche un motivo di soddisfazione che consiste nel pensare che un uomo non abbia resistito a quel fascino e le sia saltato addosso usando la forza.

      Sono stata violentata!!! E’ come dire: un uomo mi ha trovato talmente irresistibile da perdere del tutto il controllo. Ma insieme a questo sapore di compiacenza è presente anche il risentimento per non aver potuto esercitare quel “no” che dà tanta soddisfazione alle donne perché le fa sentire serie ed irraggiungibili, a perfetto completamento della loro bellezza. Essere belle senza negarsi non serve a nulla!

      E’ per questo che alcune donne gridano al lupo al lupo e sbandierano con toni accusatori (ipocriti) gli atti un po’ scorretti degli uomini. Non parliamo ora delle violenze fisiche, che al di là di tutto sono e restano fatti molto gravi. Parliamo invece dei più frequenti casi di semplici volgarità, apprezzamenti, o corteggiamenti verbali. Ad esempio se un ragazzo dice ad una ragazza: “che bel pezzo di fica che sei…!” Quella si incazza (ipocritamente), e sbandiera ai quattro venti questa frase denigrando il maldestro corteggiatore, e nello stesso tempo vantando di essere stata considerata un pezzo di fica.

     In questi episodi, come in molti casi di stupro, c’è anche una qualche corresponsabilità della donna. Le donne in genere tentano di giocare al gatto e al topo con l’uomo e spesso ci rimettono le penne. Le piace essere ammirate, ammiccare, far andare giù di testa l’uomo per poi, come in un gioco perverso e crudele, negarsi come un torero che fa scomparire il velo rosso dopo averlo  immolato. Qualche torero ci ha lasciato le penne, cosi come molte donne hanno incappato in qualche squilibrato che le ha violentate. Ma se il torero è bravo il toro impazzisce, si stanca, si accascia, non c’è più rosso che lo persuada. E allora la stilettata in pieno ventre o sul groppone suggella il trionfo di un torero forte e pronto per la nuova corrida. Detto fuori metafora: quando la donna ha del tutto sedotto e sottomesso un uomo, tanto da poterne fare ciò che vuole, lo respinge e lo disprezza: lo lascia lì esanime sull’asfalto e si avvia ad un’altra avventura.

      La condanna sociale, morale e giuridica del violentatore è molto importante per le donne perché mette in luce la unilateralità del rapporto violento. Se invece un giudice non riscontrasse gli estremi della violenza varrebbe a dire che la donna ci stava. E questo è umiliante per la donna, come per un torero incapace.

      Di qui la tendenza a pretendere la condanna penale del violentatore senza averne provata l’azione. Molte donne, anche esperte di diritto, pretendono che il reato di violenza sessuale venga punito solo sulla base della denuncia della vittima. Ciò è molto grave perché viola il principio costituzionale secondo cui chi accusa deve portare la prova, e l’indagato è considerato innocente fino a prova contraria. Queste donne invece vorrebbero che sia il violentatore a dover provare la propria innocenza e nella mancanza di tale prova venga considerato colpevole. Questa sorta di inversione dell’onere della prova è molto pericolosa… Ogni volta che una donna vuole consumare una piccola vendetta nei confronti di un uomo potrebbe accusarlo di stupro! Del resto lo si vede con le molestie: basta poco perché una donna dica di essere stata molestata!

 

Fabio Palmieri




permalink | inviato da il 24/3/2003 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
IL SUCCESSO DELLE DONNE
post pubblicato in Uomo e Donna, il 23 febbraio 2003

Lungi dall’essere sopita, l’esigenza di emancipazione femminile sembra non arrestarsi di fronte all’insorgenza di nuovi diritti e nuove fattispecie soggettive. Per vedere se veramente è cambiato qualcosa, è forse il caso di chiedersi cosa deve fare oggi una ragazza per essere considerata “di successo” quindi pienamente realizzata sotto svariati profili.

     Se parliamo del successo in senso generico (e non soltanto relativamente alla carriera) è chiaro che in certe società come quelle moderne occidentali, basate sul mercato, la ragazza di successo è quella che viene “richiesta”, quella a cui molte persone si rivolgono per i motivi più svariati. La caratteristica femminile più gettonata continua ad essere quella della bellezza: se anche da un lato abbiamo assistito ad una indubbia maturazione culturale e sociale della donna, dall’altro la comunicazione di massa offre un messaggio chiaro ed inequivocabile sul primato della bellezza rispetto a tutti gli altri valori. La donna quindi viene riproposta come l’oggetto del desiderio e purtroppo viene incantata dalle lusinghe e dai lustrini della televisione (veline, attricette, vallette, ecc.). E lei ci sta e si tuffa a testa bassa nell’inganno per orgoglio e vanità.

      Per questo motivo, la naturale bellezza di una ragazza (condita poi con un buon saper fare) tende a coincidere in pratica con il destino che questa si porterà con sé per tutta la vita. Se quindi dovessi dare un consiglio cinico alle ragazze direi loro: “curate al massimo la vostra bellezza ed investite su di essa”. L’importante è essere notate e considerate, con qualsiasi mezzo.

      Infatti una ragazza bella inizia ad avere una vita diversa dalle altre già all’età di 10-12 anni, quando amici anche poco conosciuti si comportano come vecchi amici; quando questa si ritrova invitata alle feste di compleanno di persone che conosce appena, ecc. In questo modo la ragazza acquista sicurezza, diventa intraprendente, si accorge dell’invidia delle amiche che appaiono, oltre che meno belle, anche più arretrate, più infantili, meno sveglie, ecc. Dall’adolescenza inizia quindi una spirale di attenzioni verso di lei e di complimenti che le fanno trovare gentilezze, cortesie e favori ovunque: una vita a strade aperte a cui lei si abitua presto e non immagina neanche come può essere la vita di una ragazza normale.

      Man mano impara sempre più ad usare la sua bellezza, e già a 15-16 anni riesce a farla rendere al massimo rafforzandola e valorizzandola con abbigliamenti ed atteggiamenti di femmina matura, oca, vamp, donna manager, ecc. a seconda dei contesti culturali in cui cresce. Così anche le amicizie vengono in modo naturale ad essere scelte tra ragazze di pari “rango”, ragazze guardate, belle, viste alla pari e con le quali spesso nascono litigi, gelosie ed invidie, ecc. Non mancano casi invece in cui la ragazza bella si circondi di amiche meno belle per fare la parte della prima donna e per far risaltare meglio la sua bellezza ed il suo carisma (per le donne la bellezza ed il carisma coincidono), ma la vera ammirazione si ha solo verso compagne di pari carisma o ancora più di successo.

   La ragazza bella procede così, gratificata ed abituata agli apprezzamenti (anche taciti) di tutte le persone che vengono a contatto con lei. Spesso infatti arriva ai 20 anni  arrogante e sicura in tutte le strade che sceglie, anche in quelle sbagliate: ogni ragazzo che la guarda interessato diventa per lei uno stupido, uno sciocco, ma ne è orgogliosa, compiaciuta. Gli unici ragazzi che le interessano sono quelli che la società indica come migliori e quelli che stranamente non sembrano troppo interessati a lei. Si abitua ad essere scelta, ad avere quei successi che man mano diventeranno voti alti a scuola, veloce carriera universitaria, giri di amicizie sempre più importanti fino a quel posto di lavoro che ormai le cade in mano da solo.

   Attenzione! Solo alcune danno il proprio corpo per ottenere questi vantaggi. Ma la strategia è la stessa: chi non arriva al punto di concedersi fisicamente, si offre comunque con ammiccamenti, con sorrisini di disponibilità e di compiacenza verso chi deve conferirle una qualche promozione. Così queste ragazze diventano donne, non accettano poi la vecchiaia convinte di essere sempre le più belle e le più affascinanti di fronte a quei complimenti che, a 60anni, non possono che essere falsi.

    Si dice che le ragazze molto belle hanno il corpo ma non il cervello. Io non credo che l’intelligenza sia inversamente proporzionale alla bellezza. Ma credo che le ragazze sempre abituate ad essere belle diventano necessariamente poco sensibili, spesso un po’ grossolane, arroganti nello snobbare tutto ciò che non sia esteriore e talvolta si sentono completamente emancipate rispetto alla cultura, alla filosofia, alla religione, ecc. Tendono cioè ad esaurire nel loro aspetto tutto il messaggio e tutta la loro essenza, immerse nella loro bellezza autosufficiente.

       Questo è un atteggiamento che ha poco a vedere con la poca o tanta intelligenza. Ciò succede perchè con la loro bellezza riescono a far andare avanti i treni! Un po’ come Superman... che gliene frega a Superman della filosofia, della meditazione, dei problemi esistenziali? Un bel niente! Superman è Superman punto e basta!

       

FABIO PALMIERI




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IL SESSO MALATO E ALIENATO
post pubblicato in Uomo e Donna, il 20 febbraio 2003

Come mai il sesso sembra essere un’attività sempre più sganciata dalla vita naturale, sentimentale, biologica? Sono sempre più gli indizi di rapporti difficili con il sesso. Psicologi, nevrosi, largo uso della pornografia, paure, inibizioni, frustrazioni, ecc. Mi chiedo come mai le altre attività della vita umana non creano generalmente particolari problemi (mangiare, bere, dormire, parlare con gli altri, ecc.) mentre il sesso è legato a problematiche, curiosità e morbosità sempre più stravaganti. Non parlo da esperto, ma una risposta me la sono data. Mentre quelle attività vengono tutto sommato lasciate così come sono, al loro spontaneo svolgersi, seppure con tecnologie moderne (si acquistano materassi moderni, ma nessuno si mette a discutere su come si dorme e su quale posizione adottare), intorno al sesso si sono venute formando due pesanti ed alienanti sovrastrutture che hanno preteso di codificarlo e di misurarlo con precisi parametri sociali.

Si tratta della sovrastruttra clerico-sessuofobica e della sovrastruttura commerciale-edonistica.

Ovviamente le due sovrastrutture si ispirano a principi opposti, ma in molti individui riescono a convivere in modo molto curioso portando alla totale distruzione della naturale funzione sessuale (biologica e sociale).

La prima sovrastruttura è abbastanza nota: il sesso è qualcosa di orribile, di diabolico che trova una sua tolleranza (ma mai una piena legittimazione) solo all'interno del matrimonio. Il sesso fuori dal matrimonio significa dannazione totale indipendentemente dal sentimento che corre tra le due persone. La visione più classica della Chiesa è questa qui, anche se oggi molti giovani preti si mostrano più aperti e tolleranti. Questo insegnamento ha formato ormai due o tre generazioni che vivono il sesso come qualcosa di orribile, di cui non è possibile neanche parlare. Le persone perbene, cattoliche, che vanno sempre a messa, inorridiscono di fronte al sesso (e guai se non fosse così) perchè loro non lo fanno, non ne hanno bisogno.

E' chiaro che una visione del genere rende impossibile una vita sessuale normale e serena, con i normali sbagli e con la normale maturazione. Per non parlare dei sensi di colpa che si accompagnano anche al solo pensiero del sesso. E' curioso notare come la nostra religione sia una delle più sessuofobiche! Alcune religioni orientali vedono addirittura il sesso come qualcosa di magico o divino: il sesso accomuna in qualche modo Dio all'uomo perchè rende quest'ultimo un creatore, ma questa per la nostra Chiesa, è un'eresia!

Quanto alla sovrastruttura commerciale-edonistica credo che si tratti qualcosa di molto più subdolo e dunque pericoloso rispetto al messaggio sessuofobico della Chiesa. Non sto qui a dire cose che sappiamo tutti benissimo: la televisione, i giornali, le pubblicità ci bombardano di sesso tramite ammiccamenti, storie pruriginose a sfondo sessuale, grande risalto alle notizie e ai servizi che hanno a che fare col sesso. E' soprattutto la pubblicità a offrire il messaggio più disinvolto: i consumatori di prodotti che essa mette in scena (è sempre un messaggio di rappresentazione e quasi mai di esortazione diretta) sono sempre persone di successo dal punto di vista sessuale. E questo successo consiste quasi sempre in una vita sessuale che non si basa sull'impegno e sull'amore, ma sui consumi e sul divertimento. Il sesso viene accostato ai cioccolatini, alle automobili fiammanti, agli assorbenti che non imbarazzano mai, alle serate fuori, ecc. Insomma ci viene rappresentato un mondo edonistico, un mondo che deve stimolarci a consumare e a cambiare in fretta (si parla anche di flessibilità, mobilità, versatilità, queste sono le qualità dell'uomo moderno, libero ormai dai vecchi valori che sarebbero solo un ostacolo all'agire). Si dice "il mio nuovo partner", "la mia nuova ragazza", ecc. In questo modo il sesso finisce per abitare solo in un contesto di consumi: le ragazze la daranno solo a chi le porta fuori e le fa divertire; i ragazzi consumeranno e cercheranno, per andare a letto con qualcuna, di uscire dall'anonimato attraverso atteggiamenti estremi, eccentrici, tra cui andare a 180 nelle strade del sabato sera.

Tutto questo fa la gioia dei commercianti perchè il Pil cammina, lo sviluppo va avanti (se ne giovano ristoranti, negozi di moda, fabbriche di auto e moto, assicurazioni, medici, avvocati, becchini).

E' il nuovo individualismo all'americana, dove ogni individuo è in competizione col prossimo per ogni aspetto della vita: per il sesso, per la carriera, per l'immagine come per i consumi e per i divertimenti.

In una società come questa, dunque, l'educazione sessuale, quella oggettiva basata sui principi naturali, non trova spazio: i preti non la vogliono perchè finirebbe per ridimensionare i loro mostri sacri, i loro dogmi, i loro tabù; la società laica la rifiuta perchè il nuovo sviluppo poggia le sue basi proprio sulla diseducazione: è la diseducazione che fa muovere il denaro. Una persona ben matura e formata non sa che farsene di certa pubblicità, di certi simboli di superficialità (dati dalla televisione), di un certo edonismo becero. E' per questo che la nostra società non sa che farsene di cittadini maturi e ben formati!

Fabio Palmieri




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