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PRENDERSELA CON TREU E BIAGI?
post pubblicato in Società, il 10 agosto 2007

  Il contratto a tempo indeterminato è ormai uno strumento da museo: bisogna ammetterlo e prenderne atto. Viviamo in un’epoca in cui tutto è momentaneo, instabile, flessibile! Un’epoca in cui non ci leghiamo più agli amici, ai luoghi, agli affetti … forse solo alla squadra di calcio … Non esistono più cose che durano nel tempo eccetto la carriera di politici e di altri signorotti dell’universo finanziario, dirigenziale, manageriale.
    Che ruolo ha il contratto a tempo indeterminato? Simbolo delle storiche conquiste dei lavoratori, il sistema del Sottobosco, durante la legislatura di centro-sinistra del 1996, ha pensato di demolirlo e fare questo regalo agli imprenditori in modo gratuito, senza chiedere alcuna contropartita. 
    C
on la riforma Biagi (in cui Biagi ha svolto soltanto un ruolo strumentale per conto di apparati di destra e di sinistra) si è voluto dar l’idea di introdurre tante novità, ma in realtà la novità era solo una: la precarizzazione generalizzata e sistematica, adoperata come regola generale di costituzione dei rapporti di lavoro. La risposta non poteva che essere lo smantellamento dell’unica vetusta garanzia di cui godevano i lavoratori. Ma non ci si è limitati a distruggere la vecchia stabile modalità contrattuale: si è data la possibilità di non corrispondere quasi più contributi e di tagliare altre voci in busta paga oltre che siglare contratti anche per durate irrisorie come 2 o 3 mesi senza ferie, senza tredicesima, senza straordinari…
    Del contratto a tempo indeterminato si potrebbe fare a meno, e credo che in futuro si dovrà fare a meno. Ma il cambiamento doveva necessariamente muovere da un allineamento delle misere retribuzioni italiane a quelle dei paesi c.d. sviluppati, da una capacità delle imprese di produrre crescita e formazione, dalla capacità della società di ricollocare in breve tempo chi perde il lavoro. Ma tutte queste cose in Italia non esistono: qui esistono imprese finte in cui gli imprenditori non vogliono rischiare (e spesso riescono a non rischiare nulla), in cui tra l’amico di famiglia e il bravo professionista si finisce per preferire sempre il primo anche quando costa di più. L’obiettivo di chi intraprende non è guidato dalla passione e dalla voglia di fare, ma semplicemente dall’idea di arricchirsi facendo lavorare gli altri e di coltivare una rete di rapporti clientelari e di scambi di favori.
    Ecco perché lo smantellamento dello statuto dei lavoratori non farà altro che far emergere delle miserie … non solo in senso economico: fa emergere tutta la nostra cultura di borghesi piccoli piccoli, il nostro piccolo cinismo, il nostro gusto di non condividere progetti e successi con nessuno. In una parola la nostra piccola bieca individualità italiana! Mors tua vita mea, chi ha più polvere spara…

fp




permalink | inviato da palmieri il 10/8/2007 alle 9:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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