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HA UN SENSO ESSERE DI SINISTRA?
post pubblicato in Idee politiche, il 20 febbraio 2007

Sfiderei chiunque a dirmi cosa concretamente vuol dire oggi essere "di sinistra": vorrei conoscere una proposta qualificabile come "proposta di sinistra". Ovviamente vorrei ascoltare idee concrete, attuabili, non discorsi marxisti, leninisti o noglobal!.

Credo che la sinistra non esista più e con essa non esiste più il concetto di popolo. Esistono invece due concetti che vanno a sostituire quest'ultimo, tanto antitetici quanto complementari l'un l'altro: sono l'individuo da una parte e la massa dall'altra.

             Tempo fa incontrai una mandria di No-Global che sfilava chiassosa sui binari della stazione Tiburtina: bandiere rosse, capigliature tanto alternative quanto tra loro omologate, pantaloni larghi zeppi di simboli. Tutti con una confezione di Coca Cola di Mc Donald in mano!

              Questo può essere un esempio eclatante che dimostra come certi movimenti siano del tutto privi di una base di idee e di valori. Come diceva Pasolini, è solo un caso il fatto che loro sfilino sotto quelle insegne e altri loro coetanei lo facciano, ad esempio, con vessilli nazisti. Entrambe le manifestazioni sono il frutto dell'ignoranza, del disadattamento sociale, (e anche, se vogliamo, di una società che non sa proporre nulla di meglio) di persone che trovano rifugio e rassicurazione nel rumore dell'estremismo.

              Ma anche senza ricorrere all'esempio delle icone, noi tutti, compresi quelli che difendono in buona fede i valori della sinistra, della solidarietà, dello stato sociale, ecc. anche noi in realtà siamo parti di un capitalismo divenuto ormai inevitabile: non solo viviamo con le regole del capitalismo (mangiamo, beviamo, studiamo, viaggiamo con prodotti del capitalismo), ma siamo vittime di quella confusione e di quella indistinzione tra bene e male che il capitalismo genera.

             Quindi usiamo prodotti fabbricati con lo sfruttamento minorile, mangiamo pomodori coltivati schiavizzando popolazioni povere, percepiamo utili da azioni di società che commettono illeciti o evadono il fisco, investiamo in paesi dove si commerciano droga e armi... Tutto questo in perfetta buona fede, magari inconsapevolmente. Tutto questo riguarda tutti noi.

             Che senso ha dunque strillare, battersi contro la precarietà o per altri diritti sociali? Quali cose di sinistra possono essere ancora dette? E soprattutto quale coerenza offrire come esempio?

              Le persone del popolo, che dovrebbero combattere unite se vogliono difendere i valori sociali della sinistra, si compiacciono invece dei consumi e dell'edonismo in cui sono piacevolmente immerse. Preferiscono individualmente godersi le ingannevoli lusinghe dei media, dei telefonini, delle ville barricate con grossi cani da guardia, delle cazzate che vedono in TV. Alcune di queste persone lo fanno ripudiando espressamente la classe "popolare" cui appartengono e magari si dichiarano di destra scimmiottando il cinismo e la sfrontatezza dei destroidi che vendono on televisione; altri invece continuano a riempirsi la bocca di ideali e principi di sinistra completamente privi di riscontro con la realtà, solo per darsi un tono polemico o intellettuale.

             Si potrebbe dire che dunque siamo tutti un po' più ricchi… qualcuno sì. Le aspirazioni individuali hanno superato di gran lunga quelle sociali: alla coesione si è sostituita la competizione anche tra individui fomentata dalla cultura dell'immagine e del consumo messa in scena dal capitalismo per il tramite della televisione. A ciò si è accompagnata la banalizzazione dei concetti fondamentali di solidarietà, di assistenza, di redistribuzione del reddito: concetti che non vanno più di moda in quanto sostituiti dall'idea del farsi da sè, dell'imprenditore che c'è in ognuno di noi, della conquista di posizioni sociali...

Si è diffusa una falsa ed ipocrita idea di "meritocrazia" che in realtà nasconde cinismo e indifferenza verso gli altri: nasconde cioè la volontà di sganciare il vagone debole della società per permettere alla locomotiva di correre più in fretta.

             Per questo le ingiustizie permangono, la povertà anche. Ciò che manca è la forza (in senso non violento ovviamente) di contrapposizione: siamo inquadrati nel filo spinato dei traguardi personali piccoli o grandi che siano. Alla luce di tutto questo: cosa dovrebbe dire un leader di sinistra per continuare con coerenza a dirsi di sinistra? E quale parte di popolo andrebbe a rappresentare? Finché non si darà risposta a queste domande la sinistra potrà contare esclusivamente sugli errori della destra e sulla dubbia reputazione delle persone che la compongono. Un po' poco per una corrente politica che fino a pochi decenni fa prometteva di rivoluzionare il mondo e farlo diventare più giusto per tutti!!!

 

 Fabio Palmieri

 




permalink | inviato da il 20/2/2007 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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