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AVVOCATI E MISERIE
post pubblicato in Diario, il 16 luglio 2006
Qualche giorno fa ero in Corte d'Appello. Vicino a me, ad attendere la chiamata del Presidente, discutevano in piedi due avvocati di 45-50 anni. Lamentavano il fatto che un quache ente aveva imposto loro l'applicazione dei minimi di tariffa: ritenevano questa regola come un insulto alla loro professionalità e a qual rapporto di fiducia esclusivo che deve correre tra cliente ed avvocato.
    Alla fine uno di essi ha concluso: "mi pagano al minimo? Ed io lavoro al minimo!" Sarei curioso di sapere, da chi è avvocato,  cosa vuol dire, in questa professione "lavorare al minimo". Vuol dire forse astenersi dall'argomentare negli atti o nelle diascussioni orali i punti a favore del cliente? Vuol dire difendere, ma non troppo... sparare solo due cartucce invece delle quattro o cinque disponibili? Insomma ci si può rivolgere ad un Avvocato come ad un gelataio chiedendo un cono da 1, 2 o 3 Euro?
    Questa mentalità, alimentata ovviamente dalla spietata avidità di denaro tipica della categoria, contrasta certamente con il codice deontologico che impone all'avvocato di dare sempre il meglio, per sè, per la categoria e per il cliente (l'ordine forse andrebbe invertito). I massimi ed i minimi esistono non in funzione della qualità del servizio, ma semplicemente in funzione del mercato... e tanti giovani, anche preparati, non riescono a combinare nulla perchè il mercato, complice l'Ordine, è saturo di questi baronotti e signorotti e deturpano la deontologia!
 
FP



permalink | inviato da il 16/7/2006 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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